22. Il tufo dagli abissi
- centericsilla
- 5 giorni fa
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Quella sera dal mare arrivò un vento salato, e sopra la città le nuvole scivolavano lentamente, come se portassero con sé dei segreti.
Beni era appoggiato al davanzale quando sua zia cominciò a raccontare.
— A Napoli non solo le case hanno un’anima — disse piano —
— ma anche le pietre. E ci sono pietre che s’accuordano — ricordano.
Beni capì subito di cosa avrebbe parlato.
— Mi racconterai di nuovo del Castel Angioino? — chiese.
La zia annuì, prese un respiro profondo e iniziò.
— Le spesse mura del castello custodiscono il porto da secoli. I Re sono venuti e andati, le spade hanno cozzato, le bandiere si sono alternate sulle torri. Ma nelle profondità del castello, là dove la luce del sole non riesce più ad arrivare, viveva anche qualcos’altro. Te ne ho già parlato, ricordi.
Molto tempo fa la gente cominciò a sussurrarne.
All’inizio furono solo strane sparizioni. Un soldato. Un prigioniero. Poi una serva, i cui passi non si udirono mai più nei corridoi. Dicevano che la terra se l’è magnato — li aveva inghiottiti. Altri sostenevano che fosse il mare a reclamare ciò che era suo.
Ma gli anziani conoscevano la verità.
Nei passaggi oscuri sotto il castello viveva un coccodrillo.
— Uno vero? — sussurrò Beni, avvicinandosi istintivamente.
— Uno vero — rispose la zia.
— Era arrivato da terre lontane, come dono per un re. Ma il dono s’è scurdat’ — fu dimenticato… e il coccodrillo crebbe. E imparò. E aspettò.
Si dice che restasse immobile, fuso tra le pietre, finché passi incauti non si avvicinavano.
Allora l’acqua si muoveva. Un lieve tonfo.
E l’oscurità tornava silenziosa.
Per molto tempo nessuno osò pronunciarne il nome. Si facevano solo segni di croce quando l’ombra del castello cadeva su di loro.
Alla fine il re diede l’ordine: il mostro doveva sparire.
Ma quando i soldati scesero nelle profondità, trovarono solo graffi sulle pietre… e qualcosa di strano. Il coccodrillo non c’era più.
— Se n’è andato? — chiese Beni.
— Non proprio — sorrise la zia.
— A Napoli niente scompare davvero.
— O’ ssaje — aggiunse più piano
— qui ogni pietra, ogni ombra ha una storia.
La leggenda dice che il coccodrillo si sia addormentato insieme al castello. Che sia diventato una cosa sola con le mura, con l’acqua, con il passato. E che sia ancora lì.
Non per fare del male.
Ma per custodire.
Si dice che, se passi di lì di notte e ascolti con attenzione, puoi sentire dal profondo un respiro lento e pesante. E se il tuo cuore è puro, non devi aver paura.
Perché il coccodrillo spaventa solo chi si avvicina al castello con cattive intenzioni.
Beni rimase in silenzio a lungo. Poi guardò fuori dalla finestra, verso la città che si faceva scura.
— Allora è il guardiano di Napoli? — chiese piano.
— Uno dei tanti — rispose la zia.
— Perché qui ogni leggenda veglia su qualcosa.
In quel momento, giù dalla strada, si udì un lieve tonfo.
Forse solo un’onda. Forse solo il vento.
Ma Beni era certo che sotto le pietre qualcosa di antico si fosse mosso…
e continuasse a proteggere la città che non dimentica mai.

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