30. Il mistero del cornetto napoletano
- 24 feb
- Tempo di lettura: 5 min

Il mattino seguente Beni si svegliò presto. Dalla finestra filtrava il lieve rumore della città.
Da qualche parte una caffettiera sibilò e dalla strada arrivava il profumo dei dolci appena sfornati. Beni portò subito la zampa alla tasca per controllare se lì dentro ci fosse ancora il regalo del giorno prima. Una piccola figurina di riccio.
Uno dei maestri l’aveva realizzata nella famosa via Via San Gregorio Armeno.
La piccola figura assomigliava un po’ al dio del sole egiziano Ra — come se i suoi aculei fossero raggi di sole. Gliel’aveva regalata Pulcinella.
Beni la faceva girare sorridendo tra le dita. Gli piaceva moltissimo quella piccola figura.
Ma c’era qualcosa che lo incuriosiva da ancora più tempo.
Il piccolo corno rosso.
Beni lo aveva visto ovunque per le strade di Napoli.
Appeso alle collane.
Ai portachiavi.
Alle porte dei negozi.
E a volte persino allo specchietto retrovisore delle automobili.
Ma nessuno gli aveva mai raccontato davvero da dove venisse.
Perché è rosso?
Perché è curvo?
E perché quasi tutti lo portano?
Beni tastò nella tasca il regalo di Pulcinella. E all’improvviso gli venne un’idea.
Se qualcuno conosce la risposta… quello è sicuramente Pulcinella. Dopotutto lui vive qui, tra le storie. Là dove nascono le figurine.
Così nacque l’idea.
Beni si alzò, si vestì in fretta e partì. Tornò nella strada stretta. Tornò verso la Via San Gregorio Armeno. Perché Beni sapeva: se qualcuno poteva raccontargli la vera storia del piccolo corno rosso, quello era Pulcinella.
La strada era già piena di vita. I maestri avevano aperto le botteghe e si sentiva il ticchettio dei piccoli martelli. Beni camminava lentamente. Osservava. In una vetrina c’erano corni rossi appesi dappertutto.
Piccoli, lucidi, attorcigliati.
Un vecchio venditore li stava sistemando.
— Guagliò, guarda ccà! (Ehi, piccolo amico, guarda qui!)
Beni si fermò. Sorrise. A Napoli — davvero — ad ogni angolo c’era un corno così.
Ma perché?
Questo era ciò che incuriosiva Beni.
Lo aveva visto dappertutto.
Appeso alla collana della zia.
Al portachiavi dello zio.
In mille forme diverse.
— Cerchi qualcuno?
La voce familiare arrivò da dietro di lui. Pulcinella era seduto su un gradino.
Come se non si fosse mai mosso da lì. Nella mano teneva un piccolo corno rosso.
— Ué, piccerì… (Ehi, piccolo…)
— Staie cercanno a mme? (Stai cercando me?)
Beni annuì.
— Per il cornetto — disse piano.
Pulcinella sorrise.
— Eh… ’o sapevo. (Lo sapevo.)
Cominciarono a camminare lungo la strada. Ovunque c’erano corni rossi.
A Napoli Beni non aveva ancora incontrato qualcuno che non ne avesse uno in qualche forma.
Pulcinella indicò tutt’intorno.
— A Napule sta ’int’ a tutt’ ’e viche. (A Napoli è in tutte le strade.)
— Perché ce l’hanno tutti? Ha una magia? La gente ci crede? — chiese Beni.
Pulcinella scrollò le spalle e rise.
— Pian piano piccerì… ( piano piano, piccolo )
a quaccuno sì, a quaccuno no…(qualcuno sì, qualcuno no…)
Un grande scrittore napoletano, Eduardo De Filippo disse:
“Superstizione? Forse. Ma non crederci… porta sfortuna"
— Ma tutt’ quanti ’o portano. (Ma quasi tutti lo portano.)
Pulcinella sollevò il suo, che gli pendeva al collo.
— Prima di tutto: deve essere rosso.
— Russo comme ’o sanghe. (Rosso come il sangue.)
— Il sangue è la vita. Per questo protegge la vita.
Il piccolo corno brillava alla luce del sole.
Pulcinella all’improvviso si fece serio.
— Siente buono. (Ascolta bene.)
— Non comprarlo mai per te stesso.
Il corno si riceve sempre in regalo e deve essere realizzato a mano da un artigiano.
Beni ascoltava attentamente.
— Si ’o accatte… nun funziona. (Se lo compri… non funziona.)
— La fortuna non si può comprare... Si può solo donare.
Pulcinella prese la zampetta sinistra di Beni.
Con la punta del corno la sfiorò delicatamente.
— Accussì se sveglia. (Così si sveglia.)
Beni sentì un piccolo formicolio.
Nel frattempo Pulcinella, quasi sottovoce, mormorò un antico detto napoletano, come se stesse recitando una piccola formula magica:
“Chell’ che vuò pe’ mme, ’o ddoppio l’auguro a tte.”
(Quello che vuoi per me, il doppio lo auguro a te.)
Poi Pulcinella mise il piccolo corno nella zampetta di Beni.
— Adesso si è svegliato — disse sorridendo.
— Ora sa a chi appartiene.
E chiuse delicatamente la sua zampetta.
— Mo’ te guarda. (Adesso veglia su di te.)
— Adesso è tuo. Abbine cura!
Continuarono a camminare.
In una bottega c’era un corno con la punta spezzata.
— Si è rotto… — sussurrò Beni.
Pulcinella scosse la testa.
— Nun è rotto. (Non è rotto.)
— Ha fatto ’o dovere suo. (Ha fatto il suo dovere.)
— Raccoglie tutte le cose cattive.
— La paura.
— L’invidia.
— Gli sguardi malvagi.
— E quando si riempie…
la sua punta si spezza, oppure si smussa e non punge più.
Beni chiese piano:
— Allora ha protetto qualcuno?
— Eh già.
(Proprio così.)
Pulcinella iniziò a contare sulle dita.
— Ricordate: (Ricorda:)
Deve essere rosso, duro e un po’ storto.
Deve avere una punta che punge.
Bisogna riceverlo in regalo.
Si sveglia con una puntura nel palmo della mano sinistra.
Se si rompe — bisogna ringraziarlo.
Non prenderlo in giro.
— E se si perde? — chiese Beni.
Pulcinella sorrise.
— Allora era tiempo. Non funziona più.
Il sole stava lentamente tramontando.
La strada diventò color oro.
Beni sentiva il piccolo corno nella zampa.
Pulcinella sparì tra le figurine.
Rimase solo la sua voce:
— Guarda, piccerì… a Napule tutt’ diventano storie.
(Guarda, piccolo… a Napoli tutto diventa storia.)
Beni tornò a casa in silenzio.
Adesso anche lui aveva il suo talismano.
E pensava a dove e come lo avrebbe portato.
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Quiz d’avventura – Sei un lettore attento?
1. Quale regalo ha ricevuto Beni il giorno prima?
a) Un piccolo corno rosso
b) Una piccola figurina simile a un riccio
c) Un cappello
2. Dove è stato realizzato questo regalo speciale?
a) In un laboratorio nel bosco
b) Nella famosa strada degli artigiani napoletani, Via San Gregorio Armeno
c) Vicino al porto
3. Cosa toccava Beni nella tasca mentre pensava alla storia del corno?
a) Un sasso
b) Una piccola chiave
c) Il regalo di Pulcinella
4. Perché Beni pensava che Pulcinella conoscesse meglio la storia?
a) Perché conosce molte storie e leggende napoletane
b) Perché aveva creato lui il corno
c) Perché gli aveva dato un libro
5. Perché il corno napoletano è speciale?
a) Perché brilla nel buio
b) Perché secondo la tradizione porta fortuna e protegge dalla sfortuna
c) Perché solo i re possono portarlo
Soluzioni
1 – b
2 – b
3 – c
4 – a
5 – b
Vero o falso?
1 - Beni è un piccolo riccio molto curioso del mondo.
vero /falso
2 - Beni ha ricevuto un regalo speciale che assomigliava a un riccio.
vero / falso
3 - Il regalo è stato realizzato nella famosa strada artigiana napoletana
Via San Gregorio Armeno.
vero / falso
4- Beni pensava che Pulcinella conoscesse sicuramente la storia del cornetto napoletano.
vero / falso
5 - Secondo la tradizione, il corno napoletano porta fortuna.
vero / falso
6 - Beni aveva paura di scoprire la storia del cornetto.
vero / falso
Soluzioni
1 – Vero
2 – Vero
3 – Vero
4 – Vero
5 – Vero
6 – Falso
Valutazione
0–4 risposte corrette
Bravo per aver letto fino in fondo la storia di Beni!
Torna indietro e rileggi la sua avventura nelle magiche strade di Napoli.
5–8 risposte corrette
Sei un lettore molto attento!
Conosci già quasi tutti i segreti di Beni e del cornetto napoletano.
9 o più risposte corrette
Fantastico!
Sei un vero esploratore di storie!
Sicuramente porteresti fortuna anche tu, proprio come il famoso cornetto napoletano: il Cornicello.


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