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32. La Vecchia Signora

  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min


Quella mattina Napoli era più silenziosa del solito. Il mare non scintillava, nell’aria c’era qualcosa di misterioso, un’attesa leggera.

Beni guardava la montagna dal balcone. Era sempre lì, la vedeva ogni giorno – eppure quella mattina sembrava diversa. E se voleva essere sincero con sé stesso, desiderava da tempo vederla da vicino.

— Oggi saliamo da lei — disse all’improvviso suo zio, che proprio in quel momento uscì sul balcone con una tazza di caffè in mano, come se avesse letto nei pensieri di Beni.


Non dissero il suo nome, ma sapevano entrambi di cosa parlavano.

Non serviva nominarla. I napoletani raramente lo fanno.

Per loro è semplicemente


’A Muntagna.


Oppure, ancora più spesso:

’A vecchia signora che dorme – la vecchia signora che dorme.


— Come si può salire? — chiese Beni, quasi rotolando giú per l’emozione.

Lo zio si sedette accanto a lui.

— In molti modi, piccolo riccio. Dipende da quanto vuoi sentire il cammino. Si può salire comodamente in auto o in autobus fino al parcheggio. Da lì parte un breve sentiero di ghiaia che porta fino al bordo del cratere. Si cammina su terra nera, come se stessi camminando tra briciole di caffè tostato.

— È facile? — chiese Beni.

— Non troppo difficile. Ma può esserci vento, e oggi bisogna anche comprare un biglietto, perché adesso si prendono cura della Vecchia Signora.

— Alcuni partono più in basso e salgono a piedi — continuò.

— Il sentiero passa tra vigneti e campi di pomodori. Passo dopo passo. Così senti davvero come cambia la terra sotto i piedi.

— Diventa nera? — chiese Beni.

— Nera e friabile. Strato dopo strato di cenere e lava. Come una lunga storia.

— Sai, una volta c’era anche una piccola ferrovia che arrivava quasi fino alla cima — aggiunse lo zio.

— Oggi non esiste più, ma la sua storia è rimasta tra queste pietre.

Beni sospirò profondamente.

— Qual è il sentiero migliore?

— Quello in cui impari ad ascoltare mentre cammini — rispose il vecchio riccio.


Mentre si incamminavano, la città rimase lentamente alle loro spalle. Le case diventavano più basse, le strade più silenziose, e la terra sempre più scura e friabile. Era nera come il caffè appena preparato.

— Tanto tempo fa — iniziò lo zio

— quando la terra non era ancora sicura di dove finisse, in profondità si raccolse il fuoco. Non all’improvviso. Non con rabbia. Lentamente. Strato dopo strato. Cenere, lava e pietra si accumularono finché la terra sospirò… e nacque la montagna.

— Allora non aveva ancora un nome — aggiunse. — Solo forza.

Il Vesuvio è fatto di strati, come una storia. Ogni eruzione è una frase. Ogni silenzio è una lunga pausa.

Beni ascoltava mentre salivano.

— Ci fu un tempo in cui gli uomini dimenticarono che bisogna rispettarla — continuò lo zio.

— E allora la montagna si mosse nel sonno.

Nel 79 d.C. non arrivò prima la lava.

Arrivarono prima cenere e gas roventi — veloci, silenziosi, fatali. Pompei ed Ercolano scomparvero. Non per rabbia. Come un avvertimento.

— Quando Pompei scomparve — disse piano

— la Vecchia Signora pianse. Le sue lacrime caddero come cenere.

L’ultima vera eruzione fu nel 1944.

Da allora c’è silenzio.

Ma Napoli lo sa: non è dimenticanza. È pazienza.


Oggi il Vesuvio non distrugge.

Oggi dà vita.


Sui suoi fianchi si stendevano piccoli campi. Piccoli pomodori rossi pendevano verso il basso, con la buccia spessa e perfetti.

— Questo è il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio — disse lo zio.

— Solo qui è così. La lava ricorda il calore e lo trasmette al sapore.

— E il San Marzano? — chiese Beni.

— Quello è il dono della pianura — sorrise.

— Non è figlio della montagna, ma suo parente. Insieme danno l’anima di Napoli alla pizza.

Più in alto comparvero filari di vite.

— Da queste uve nasce il Lacryma Christi — disse lo zio.

— Le lacrime di Cristo. Un vino leggero, minerale, sincero.

I napoletani dicono solo:


“È nu vino sincero.”


Mentre continuavano a camminare, Beni si fermò.

— Guarda… cosa sono? Non è il primo che vediamo da quando camminiamo.

Lungo il sentiero c’era una scultura. Non erano antiche, e nemmeno lisce.

Erano ruvide. Forti. Come se la montagna stessa le avesse modellate.

— Sono il risultato di un concorso — spiegò lo zio.

— Si poteva creare solo con frammenti di lava. Uomo e montagna hanno lavorato insieme. Non erano decorazioni, ma conversazioni.

— Sai — disse infine lo zio

— una volta si raccontava che la montagna fosse una donna. Si chiamava Vesuvia.

Proteggeva la città. Dava calore alla terra e raccolti alla gente. Ma quando gli uomini dimenticavano di salutarla e volevano solo prendere da lei, si muoveva nel sonno, brontolava e tremava.

Non era cattiva, ma non amava le liti, e lo faceva capire.

Ora è vecchia e dorme molto. Ma questo non significa che non osservi.

E i napoletani lo sanno:


“Nun è cattiva. È vecchia.”


Per questo la guardano ogni mattina, per vedere come sta.

Per questo parlano di lei sottovoce, perché non si senta dimenticata.

Per questo dicono ai bambini:

“Saluta ’a Signora.”


Tra i racconti non si accorsero nemmeno di essere arrivati in cima.

Il cratere era profondo e silenzioso. Un leggero vapore saliva dal fondo.

La terra era calda sotto i piedi di Beni.

Guardò intorno.

Sotto di lui Napoli — tetti, strade, il mare, e l’ombra lontana di Capri.

Sopra, il cielo.


— Cosa si vede da qui? — chiese.

— Tutto — rispose lo zio. — E anche quanto siamo piccoli.


Beni si tolse il cappello. Non sapeva perché.

Sentiva solo che era giusto farlo.

Il vento accarezzò il fianco della montagna, come il sospiro di una vecchia signora.

E sembrò dire:

“Guaglió… grazie.”

Ragazzo… grazie.


Quando iniziarono a scendere, Beni lo sapeva già:

La Vecchia Signora che dorme non si conquista.

Si va a trovarla.



Giochiamo :-)


Domande a scelta multipla


1. Cosa significa il soprannome che i napoletani danno al Vesuvio?


A) La montagna di fuoco

B) La vecchia signora che dorme

C) La grande pietra

D) La montagna fumosa


2. Quali due città furono sepolte dall’eruzione del 79 d.C.?


A) Roma e Firenze

B) Venezia e Milano

C) Pompei ed Ercolano

D) Napoli e Bari


3. Quale pomodoro cresce sulle pendici del Vesuvio?


A) San Marzano

B) Pomodorino del Piennolo

C) Pomodoro ciliegino

D) Pomodoro Roma


4. Quando è avvenuta l’ultima grande eruzione del Vesuvio?


A) 1901

B) 1944

C) 1970

D) 2000


5. Cosa poteva vedere Beni dalla cima del cratere?


A) Solo le montagne

B) Il mare e Napoli

C) Solo foreste

D) Un altro vulcano



Soluzioni

1 – B

2 – C

3 – B

4 – B

5 – B



Vero o falso?


  1. Il Vesuvio è un vulcano dormiente vicino a Napoli.

Vero / Falso


  1. Durante l’eruzione la lava arrivò per prima a Pompei.

Vero / Falso


  1. Il terreno del Vesuvio è molto fertile.

Vero / Falso


  1. Il Lacryma Christi è un vino famoso della zona del Vesuvio.

Vero / Falso


  1. I napoletani spesso gridano ad alta voce il nome del vulcano.

Vero / Falso


  1. Secondo la leggenda la montagna è una vecchia signora che protegge la città.

Vero / Falso


Valutazione


0–4 risposte corrette


Bravo per aver letto tutta la storia di Beni!

Torna indietro e rileggi di nuovo la sua avventura.


5–8 risposte corrette


Sei un lettore molto attento!

Ormai sai quasi tutto sulla Vecchia Signora.


9 o più risposte corrette


Fantastico! Sei un vero esploratore di storie!

Sicuramente anche tu vorresti farle visita.

La Vecchia Signora ti aspetta con affetto per raccontarti altre storie.





Commenti


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