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36. Szent Jòzsef fànkjai

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min


Un pomeriggio, mentre tornava a casa, Beni sentì un profumo dolce nell’aria che riempiva le piccole strade.

— Zia, che cos’è questo buon profumo? — chiese entrando in cucina, dove la zia stava già preparando la cena.

La zia sorrise:

— È il profumo delle zeppole di San Giuseppe, Beni. A Napoli sono un dolce molto importante. Le prepariamo ogni anno soprattutto il 19 marzo.


— E chi è San Giuseppe? — chiese Beni curioso.

La zia si sedette accanto a lui e iniziò a raccontare:

— San Giuseppe era il papà di Gesù. Era un uomo buono e lavoratore. Quando dovette scappare in Egitto con Maria e Gesù, non lavorava solo come falegname, ma a volte preparava anche dolci e li vendeva per strada per mantenere la famiglia. Per questo queste zeppole sono diventate il simbolo del 19 marzo.

Il 19 marzo è il giorno di San Giuseppe e anche la festa del papà in Italia. A Napoli si festeggia con queste zeppole.


Beni ascoltava a bocca aperta:

— Allora sono davvero speciali!

— Molto speciali — sorrise la zia.


Il giorno dopo Beni andò in città. Camminava per le strade di Napoli, ascoltava i rumori allegri e guardava le vetrine delle pasticcerie piene di zeppole decorate con crema gialla e amarene rosse.

Entrò in una piccola pasticceria e chiese gentilmente:

— Vorrei assaggiare una zeppola di San Giuseppe.

— Ecco a te, piccolo — sorrise il pasticcere.

— Quanto devo pagare? — chiese Beni.

— Niente, oggi sei mio ospite — rispose il pasticcere.

Beni si stupì:

— Ma io ho i soldi… — disse piano.

— Una vecchia tradizione dice che se condividi una zeppola nel giorno di San Giuseppe, la fortuna troverà la tua strada. Io lo faccio ogni anno. Oggi tu sei il primo che l’ha chiesta — spiegò il pasticcere.


Beni sorrise con la bocca piena di crema:

— Allora sono molto fortunato!

— Conosci la leggenda di come sono nate queste zeppole? — chiese il pasticcere.

— Una leggenda? — disse Beni sedendosi per ascoltare meglio.

Il pasticcere iniziò a raccontare:

Tanto tempo fa viveva una donna povera con suo figlio. La sera prima della festa di San Giuseppe non avevano quasi niente da mangiare: solo un po’ di farina, un uovo e un cucchiaio di zucchero.

— Facciamo un piccolo dolce anche se abbiamo poco — disse la mamma. — San Giuseppe aiuta chi non perde la speranza.

Mescolarono gli ingredienti e fecero una piccola frittella.

Proprio quando stavano per mangiarla, qualcuno bussò alla porta. Era un vecchio viaggiatore stanco.

— Ho camminato tutto il giorno. Avete qualcosa da mangiare? — chiese.

Il bambino disse:

— Mamma, condividiamola!

La donna sorrise e divisero il dolce con lui.

Il vecchio mangiò e disse:

— La vostra casa non conoscerà più la fame.

La mattina dopo trovarono davanti alla porta: un sacco di farina

uova fresche

zucchero

amarene

La donna capì subito:

— Era San Giuseppe!

Da quel giorno ogni anno preparò queste zeppole e ne diede anche ai poveri. La gente iniziò a dire:


"Le zeppole nascono dove c’è un cuore buono."


— E non è successo solo a lei — disse la moglie del pasticcere.


Tanto tempo fa viveva anche un vecchio pasticcere di nome Antonio. Non aveva molti soldi, ma aveva un grande cuore.

Ogni 19 marzo preparava poche zeppole perché la farina costava cara. Un giorno un bambino affamato si fermò davanti alla vetrina. Guardava i dolci con tanta voglia.

Antonio non chiese niente. Sorrise e gli diede la sua zeppola più bella.

Il bambino non voleva accettarla perché non aveva soldi, ma Antonio disse:

— I dolci sono più buoni quando fanno sorridere qualcuno.

Quella sera un vecchio bussò alla sua porta.

— Ho sentito che oggi hai fatto una buona azione — disse.

Antonio rispose:

— Ho fatto solo quello che farebbe un papà.

— Allora il tuo negozio non resterà mai vuoto — disse il vecchio.

Il giorno dopo successe qualcosa di incredibile: tante persone arrivarono da tutta la città per comprare le sue zeppole. Molti dicevano che avevano un sapore speciale. Alcuni pensavano che quel vecchio fosse proprio San Giuseppe.

Antonio per tutta la vita regalò sempre almeno una zeppola a chi ne aveva bisogno.


— Come si fanno? — chiese Beni.

— Prima prepariamo l’impasto con acqua, burro, farina e uova. Poi facciamo la forma a cerchio. Possiamo friggerle oppure cuocerle al forno. Dopo mettiamo la crema, un’amarena e lo zucchero a velo.

— Perché mettiamo l’amarena sopra? — chiese Beni.

Il pasticcere sorrise:

— Un’altra leggenda dice che rappresenta la bontà del cuore e che bisogna sempre dare un dolce anche a chi non può pagare.

Beni disse:

— Sembra che siano fatte con amore.

— Questo è il vero segreto — rispose il pasticcere.


Beni imparò tante cose quel giorno:


L’amarena rappresenta il cuore e l’amore dei papà.


Una volta si friggevano solo nell’olio.


Alcuni pasticceri le facevano molto grandi per attirare i clienti.


Si vendevano per strada perché il profumo era irresistibile.


Portano fortuna se vengono condivise.


La sera Beni tornò a casa e disse:

— Possiamo farle anche noi?

Così le prepararono insieme. Beni mescolò l’impasto, la zia fece la crema e insieme misero l’amarena sopra.

Beni prese una zeppola e disse:

— Questa la regaliamo a qualcuno.

— A chi? — chiese la zia.

— A qualcuno che ne ha bisogno.


Quel giorno Beni capì una cosa importante: le zeppole non sono solo dolci, ma un modo per dire grazie ai papà e per ricordare che la gentilezza rende la vita più dolce.

E da quel giorno il piccolo riccio diceva a tutti:

— Se vai a Napoli a marzo, non dimenticare di assaggiare le zeppole di San Giuseppe… ma soprattutto non dimenticare di condividerle!



Giochiamo!


1. Perché le zeppole di San Giuseppe sono diventate il simbolo della festa del papà a Napoli?


a) Perché erano molto economiche

b) Perché San Giuseppe preparava anche dolci per mantenere la famiglia

c) Perché erano le preferite del re

d) Perché solo i ricchi potevano mangiarle


2. Cosa insegnava la leggenda della donna povera?


a) Che bisogna sempre mettere da parte il cibo

b) Che la fortuna è casuale

c) Che la speranza e la generosità portano ricompensa

d) Che non bisogna dare nulla agli sconosciuti


3. Perché Antonio diede la zeppola più bella al bambino povero?


a) Perché voleva farsi pubblicità

b) Perché ebbe compassione e aveva un cuore buono

c) Perché non gli piaceva

d) Perché ne aveva troppe


4. Cosa simboleggia l’amarena sopra la zeppola?


a) La ricchezza

b) La fortuna

c) Il cuore, l’amore paterno e il sacrificio

d) La primavera


5. Qual è la morale più importante della storia?


a) Il denaro è la cosa più importante

b) I dolci migliori sono costosi

c) La gentilezza e la condivisione rendono le cose preziose

d) Solo i pasticceri possono avere successo


Soluzioni

1 – b

2 – c

3 – b

4 – c

5 – c



Vero o Falso


1. San Giuseppe lavorava solo come falegname.

2. Le zeppole portano fortuna se vengono condivise.

3. Antonio era un pasticcere ricco.

4. La prima ricetta fu scritta nel 1837.

5. In passato venivano preparate solo al forno.

6. Alla fine Beni voleva condividere la zeppola.


Risposte:


1 – F

2 – V

3 – F

4 – V

5 – F

6 – V


Valutazione


10–11 corrette: Livello maestro – Sei un lettore molto attento!


8–9 corrette: Molto buono – Hai capito bene la storia.


6–7 corrette: Buono – Hai colto l’essenziale.


4–5 corrette: Da esercitare – Vale la pena rileggere la storia.


0–3 corrette: Riprova! – Leggi di nuovo la storia.




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